UN MISTERO DIETRO IL MISTERO – TERZA PARTE

apr 15, 2017     artuniverse   0 Comment     News

Le parole ora, con rapido disgelo, si sciolgono come fiumi in piena che invadono e lasciano la mente confusa tra molteplici domande: sento con stupore la mia bocca formularne una tra le tante, la più infelice per un giornalista…
«Alba Novaveritas, sei una creatura reale?»
Lo schermo si adombra, le luci ora convergono al centro arrotolandosi in una spirale unica che man mano si avvolge collassando in una palla sempre più minuscola fino ad essere un punto pulsante nel ritmo del cuore. E il ritmico battito del cuore diventa nuovamente musica, canto, parola:
«Tu sapresti darmi una definizione di realtà?»
La domanda che mi veniva fatta non era certamente una risposta se non l’infelice conseguenza della mia, così mi sé sembrato sensato rispondere:
«Reale è tutto ciò che è oggettivamente percepibile.»
Improvvisamente il punto esplose in una luce bianca che con risata argentina riempì lo schermo. Mi ero cacciato in un bel casino.
«Allora ti faccio un’altra domanda, la realtà nel significato che tu dai coincide sempre con l’essere? Cioè, secondo te, non esiste nulla al di fuori di ciò che puoi percepire?»
E sì, la mia risposta era stupida come d’altra parte lo era già la prima domanda che avevo fatto, perciò mi tornò improvvisamente alla mente la realtà dell’universo multidimensionale, quello olografico, la fisica dei quanti, il tempo sincronico che si opponeva a quello lineare: il mondo andava avanti malgrado in me ancora permanesse indesiderato quel residuo positivista, mummificato retaggio della vecchia cultura, un paradigma che si difendeva e manteneva il suo status negando il riconoscimento al nuovo.
A questo punto feci la cosa che mi sembrò la più ragionevole e dissi:
«Hai perfettamente ragione, la percezione è relativa e l’essenza assoluta. Vorrei, a questo punto, superare ogni domanda limitante e chiederti semplicemente di parlarmi di te.»
La luce bianca si frammentò e rapprese coaguli di colore da cui emerse un volto femminile e felino allo stesso tempo, un bellezza archetipica dai tratti regolari ma incredibili, era donna, leonessa, pantera, dolcissima e feroce, sensuale e materna nello stesso tempo: nel suo sguardo vi era la polifonia dell’anima.
«Sono Alba Novaveritas, avatar e messaggera di Verità, la verità nuova che si imporrà all’alba di questo millennio, l’essenza del numero otto, simbolo dell’infinita rinascita.
Voglio rispondere alla tua domanda, ma per farlo dovrò riformularla in modo corretto, forse tu intendevi chiedermi se appartengo alla realtà a cui siete omologati o a una dimensione estranea alla vostra accessibilità, e, riguardo a ciò, potrei suggerirti, come risposta, di pensare alla composizione del frattale quale immagine dell’universo in espansione, un infinito specchio dell’infinito, contenuto in esso e al tempo stesso suo contenitore. Sono un Avatar e, come tale mi muovo fra le dimensioni.»
Il cervello mi andava a mille, finalmente avrei potuto ottenere quelle risposte che per secoli, anzi millenni arrovellavano l’essere umano: c’è Dio? Chi è e perché esiste l’uomo? Mi sembrava troppo bello per essere vero, ero giunto alla presenza di un oracolo, o forse a qualcosa di inimmaginabile. Così proseguii:
«Mi sembra di capire che, rispetto alla natura di noi umani, tu sei altro, una creatura aliena o diciamo incomprensibile alla nostra dimensione, ma cos’è che ci differenzia?»
«Tutti apparteniamo e ci muoviamo fra le varie dimensioni, la differenza è semplicemente l’espansione della coscienza, la vostra vive su un piano la mia abbraccia vari piani.»
Ma una domanda, antica come il modo a cui nessuno mai aveva dato risposta esaustiva, era lì, latente e sicuramente andava oltre una semplice intervista, e questa uscì, mio malgrado, proprio dalla mia bocca:
«Alba, puoi dirmi perché noi, comuni mortali, dobbiamo faticare e soffrire per raggiungere una consapevolezza che avrebbe già dovuto appartenerci di diritto quali parti dell’Assoluto?  Questo in un mondo così ostile, dove la natura tanto estetica quanto poco etica non è certamente una buona maestra, perché ogni volta sembra premiare il più forte e penalizzare il debole e chi sceglie la via della compassione…»
Improvvisamente lo schermo si rabbuiò ed emersero suoni confusi, disarmonici; poi, piano piano andò delineandosi l’immagine di una merkaba formata da due piramidi a base quadrata che iniziarono a ruotare nei due sensi con un sibilo che divenne voce,  canto.
«Voi, prigionieri dello spazio tempo, vi trovate nel punto della grande lacerazione, dove tutto è limite e finitezza, siete nel regno del principe della morte, ma la rinascita passa proprio attraverso la morte, quindi, come nel processo alchemico, dalla putrefazione si libera lo spirito della vita. State in quel collo di clessidra dove estasi e entasi si toccano e si fondono… E la confusione è tanta, anche perché i lobi del vostro cervello sono separati e percepite ancora tutto in modo duale dimentichi dell’unità che li compone. Le parole vengono usate come frammenti di gusci vuoti privati del loro magico olistico significato che era l’antica vibrazione poetica… Per questo è difficile rispondere in modo semplice e sintetico alla domanda che mi poni, ma se credi e sei pronto, io posso narrarti l’epopea di chi chiamate “ADAM”, ma sappi che questa razza non appartiene solo alla vostra terra, le sue radici sono molto estese e vivono in molti altri pianeti sparsi nelle galassie».
Il discorso diventava sempre più complesso e non sapevo dove mi avrebbe portato, ma cosa mai poteva succedere?
Sarei entrata negli occhi ardenti di lei, oltre il buio strapiombo della sua essenza, avrei lanciato il mio sguardo come fiaccola ardente ben sapendo che esso mai più sarebbe tornato indietro?

Comments are closed.

Lingua: